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Catalogo curato

Lattuga di mare

Ulva lactuca

Lattuga di mare: macroalga marina della famiglia Ulvaceae, utile in refugium, vasche display marine o sistemi con gestione naturale dei nutrienti.

Famiglia
Ulvaceae
Uso in vasca
Usata in 0 vasche
Temperatura

22 °C - 28 °C

pH

8 - 8.4

Tipo acqua

Marina

Luce

Media-alta

CO2

n.d.

Descrizione

Origine Geografica e Habitat: Cosmopolita per eccellenza, la Ulva lactuca (o Lattuga di Mare) è ubiquitaria negli oceani di tutto il mondo. Tollera ogni tipo di zona climatica, dai freddi mari del Nord all'equatore. Prospera in acque litoranee bassissime, estuari salmastri, foci dei fiumi e zone intertidali soggette a forte inquinamento organico urbano (eutrofizzazione). Spesso si rinviene strappata dal fondo mentre galleggia libera in vasti agglomerati superficiali mossi dalle onde.

Tassonomia e Genetica: Appartiene alla classe delle Ulvophyceae. È un'alga verde pluricellulare semplice, con un ciclo vitale alternato (generazione aploide e diploide visivamente identiche). La sua incredibile capacità di adattamento deriva dal fatto che ogni singola cellula del suo tessuto è capace di effettuare fotosintesi, assorbire nutrienti e riprodursi, rendendola una sorta di foglio cellulare vivo ed essenziale senza alcun organo specializzato vero e proprio.

Struttura Fisica: Non possiede fusti o rami. L'alga è costituita da una singola grande lamina foliacea (tallo laminare) estremamente sottile, composta da appena due strati di cellule sovrapposti. I bordi della lamina sono spesso ondulati, stropicciati o irregolarmente strappati. Si ancora debolmente alle rocce tramite un minuscolo bottone di fissaggio basale, ma può sopravvivere indefinitamente alla deriva (free-floating) o aggrovigliandosi attorno a strutture immerse.

Colore e Trama: Il colore è il tipico verde pisello o verde smeraldo acceso. La trama è impalpabile e traslucida: se posta in controluce, si può letteralmente guardare attraverso di essa. Al tatto è setosa ma estremamente fragile e scivolosa, simile alla carta velina bagnata. È l'unica alga tra quelle acquariofile comunemente impiegata anche nell'alimentazione umana e in alta cucina.

Cura e osservazioni

Illuminazione e CO2: Un mostro fotosintetico. Per proliferare, richiede un'illuminazione brutale, più forte è meglio è. Valori PAR superiori a 300 o luce solare diretta la spingono a tassi di crescita esorbitanti. Sotto luce debole marcisce rapidamente, disgregandosi in poltiglia. Non serve integrare CO2, ma a causa del suo immenso tasso fotosintetico, l'acquario dovrà disporre di una forte riserva di carbonati e tamponi, poiché l'Ulva alzerà notevolmente il pH durante il giorno.

Nutrizione e Substrato: È l'incubo degli inquinanti. Viene usata nei bioreattori per abbattere nitrati e ammoniaca. Per mantenerla intatta e verde necessita di un carico di nutrienti organici sbalorditivo. Se i nutrienti dell'acquario (nitrati e fosfati) scendono su valori ottimali per un reef, l'Ulva diventerà bianca, bucherellata e morirà di inedia. Non ha bisogno di alcun substrato se non della turbolenza dell'acqua.

Chimica dell'Acqua: Totalmente indifferente a fluttuazioni termiche o di salinità, che tollera dal salmastro leggero all'iper-salino, da 10 a 30°C. L'unica accortezza è il reintegro dei microelementi (specie Ferro) che brucia a velocità impressionanti a causa del suo metabolismo primitivo e iper-accelerato.

Gestione dello Spazio e Posizionamento: Esteticamente è disordinata e difficile da ancorare. Nel display tenderà a strapparsi e a impigliare i suoi frammenti trasparenti tra i coralli e nelle grate delle pompe di movimento. Il suo impiego primario è in sump, all'interno di un grosso refugium aperto o in appositi cilindri con flusso rotatorio (tumble) che mantengano i fogli costantemente in sospensione sotto luce abbagliante.

Potatura: La potatura non solo è necessaria, ma frequente (talvolta settimanale). Non servono attrezzi: si strappano semplicemente le foglie in eccesso. Rimuovere l'Ulva significa estrarre enormi masse di nitrati dalla vasca. Le lamine asportate sono il mangime perfetto, naturale e a costo zero, per qualsiasi specie di pesce chirurgo, volpe o Blennide, che la gusteranno avidamente.

Rischi e Malattie: Se coltivata in refugium non invasati dal flusso adeguato, tende a compattarsi in strati. Poiché la lamina è spessa due cellule, gli strati che non ricevono luce marciscono nel giro di un giorno, liberando fosfati e creando pericolose tasche nere di idrogeno solforato. La chiave per l'Ulva lactuca è mantenerla vigorosamente in movimento rotatorio (tumbling) per evitare l'anossia del tessuto inferiore.

Profilo pianta

Posizionamento
Refugium o display marino
Forma botanica
Macroalga marina
Luce
Media-alta
Crescita
Rapida
Altezza attesa
20 cm
Larghezza attesa
20 cm
Substrato
Roccia viva, sabbia o crescita libera secondo specie
Fertilizzazione in colonna
Nutrienti disponibili in acqua marina; evitare zero nutrienti prolungato
Potatura
Potare e rimuovere biomassa per esportare nutrienti.
Propagazione
Frammentazione vegetativa
Nutrienti
Utile per assorbire nitrati e fosfati quando crescita attiva.
Sensibilita'
Sensibile a instabilita salina, erbivori e carenza estrema di nutrienti.
Ruolo layout
Macroalga/refugium

Galleria immagini

Immagini licenziate collegate alla specie o, quando indicato, al taxon rappresentativo piu' vicino.

Licensed observation photo from iNaturalist for Ulva lactuca.